Roberto Fragale si racconta…intervista di Salvatore Cosentino

Roberto Fragale si racconta…intervista di Salvatore Cosentino

SONO TALMENTE TANTE LE COSE CHE ULTIMAMENTE SI SONO POTUTE LEGGERE SU QUESTO PERSONAGGIO… DI TALI, TANTE E VARIEGATE “COLORITURE” E VALENZE, CHE CONOSCENDOLO DA TEMPO DI FAMA… ED AVENDO PER QUESTO PASSATO LA MIA INFANZIA SULL’ONDA EMOTIVA DELLE SUE VICENDE, HO VOLUTO CON UNA INTERVISTA FAR CAPIRE MEGLIO CHI SIA VERAMENTE.

Roberto Fragale

TROVO CHE ULTIMAMENTE MOLTA GENTE SI SIA PERMESSA DI PARLARE SUL SUO CONTO… SENZA MINIMAMENTE AVERLO CONOSCIUTO O SAPERE ESATTAMENTE CHI EGLI SIA VERAMENTE. MA FORSE, L’HO ANCHE FATTO PER POTERMI CON QUESTO, FINALMENTE AVVICINARE MAGGIORMENTE A LUI, COME FIN DA RAGAZZINO AVEVO DESIDERATO AVVENISSE.

Roberto Fragale

PER LA SECONDA VOLTA MI OSPITA NELLA SUA SCUOLA E GLI CONSEGNO TUTTE LE RIVISTE ANCORA IN MIO POSSESSO CHE PARLANO DI LUI E CON LE QUALI HO PASSATO LA MIA INFANZIA. GLI PARLO DEL MIO PROGETTO E SI MOSTRA FELICE E DIVERTITO DELLA MIA PROPOSTA CIRCA LA SUA INTERVISTA: “ERA L’ORA CHE QUALCUNO FINALMENTE MI CHIEDESSE UN INTERVISTA, MOLTO VOLENTIERI!… CHIEDERO’ DI PUBBLICARTELA SUL GUERRIERO.IT”  MI FA’ ACCOMODARE NEL SUO UFFICIO, AZIONO IL MIO PICCOLO REGISTRATORE ED INIZIO A LEGGERE LE DOMANDE CHE MI ERO PREPARATO DURANTE IL LUNGO VIAGGIO FERROVIARIO DA SANTEUFEMIA A PISA.

1) Con quale scopo hai cominciato a praticare arti marziali?

Come tutti io credo…. per cercare di arginare e risolvere l’annoso problema della naturale insicurezza nell’animo umano!  In quel periodo, non avevo ancora compiuto i 15 anni di età e credo mi trovassi proprio in uno dei  momenti più critici forse… da questo punto di vista.

Io penso sia stato così per tutti, chi non lo ammette… credo sia solo perché più o meno consciamente lo nega, o forse solo a causa della propria irrisolta  miopia mentale. Cominciai così come tutti  giocando a fare il guerriero, per poter forse un giorno sentire di esserlo diventato veramente… ma stò ancora aspettando. Nel frattempo però… mi sono divertito molto!

2) Chi… nella tua vita hai preso come modello di “maestro” inteso nel senso stretto del termine?

Non mi sentirei di poter attribuire o “caricare” di una simile responsabilità una persona sola… ho avuto, conosciuto e seguito molti maestri nella mia vita (e non solo per quanto concerne le arti marziali nel senso stretto del termine)  credo che ogni volta, come tutti penso, io abbia preso a modello la persona che stavo seguendo in quel momento e che aveva catturato o “guadagnato” la mia stima e ammirazione.

Il mio primo Maestro comunque è stato Franco Caselli di Pisa… colui che mi ha avviato allo studio delle arti marziali nel Karate con il quale ho iniziato la mia carriera sportiva (con lo Shotokai prima e  con lo Shotokan subito dopo). Poi ho conosciuto e seguito Jean Paul Ardissone, di Nizza… colui che mi  ha avviato allo studio del kung Fu, del kenpo ed in particolar modo del Lung Chuan Pai… Ma già avevo iniziato la pratica del “karate Contact” (come veniva  chiamata la kick boxing quando fece la sua comparsa in Italia negli anni 70).

Questi sono stati i due Maestri che a mio avviso, hanno caratterizzato maggiormente la formazione del mio carattere e delle mie propensioni.

Successivamente poi, ho sempre continuato a cogliere un qualcosa di importante da ogni significativo e duraturo incontro avuto, con tutti i “più grandi” degli ambienti da me frequentati. Ultimamente invece… ho appreso addirittura  che si può imparare persino da ogni mio singolo allievo!

3) Come mai passò dal karate al “contact”?  In che anni avvenne tutto ciò…?

Nel 1973… (a 18 anni) avevo raggiunto il grado di cintura nera  F.I.K. come  agonista  nel karate ed il mio Maestro, Franco Caselli (con cui passavo la maggior parte delle mie giornate) iniziò a portarmi in giro con sè per gli stages di aggiornamento tecnici dell’allora F.I.K. (dell’avv.Ceracchini).

Noi avevamo già sentito parlare della nuova specialità sportiva attraverso la rivista KARATE (francese) ma in occasione di uno stage F.I.K. a Portorecanati nel 1974 mi sembra, ho avuto il piacere di conoscere il grande Maestro Jean Paul Pace, che era stato invitato come docente (ex nazionale francese di karate nella squadra appena laureatasi campione del mondo assieme a personaggi come: Petit Demage, Dominique Valerà,Roger Paschi ecc…)

Il Maestro Jean Paul Pace che si allenava a Parigi assieme a Dominique Valera, (in odore di trasferimento a Bari, dove tuttora risiede…) ci mostrò qualcosa con le sue fantastiche gambe per noi al tempo… stellari!) e fu amore a prima vista! Iniziammo subito a studiare la nuova disciplina… ma senza mai abbandonare del tutto ciò che avevamo fatto fino allora.

Questa è una cosa che credo abbia caratterizzato ogni mio passaggio successivo.. credo infatti di non aver mai rinnegato le cose fatte, studiate e apprese  in precedenza ma anzi, di aver cercato sempre le analogie e  le differenze… e penso che anche  questo, mi abbia aiutato a comprendere meglio il tutto,” il senso globale”… di quello che ho sempre fatto, studiato e ricercato.

Il Full  contact mi entusiasmò subito e con l’incoscienza giovanile mi buttasi a capofitto nella sua pratica agonistica pur senza una preparazione specifica… ma gli altri non erano “ da meno” e riscossi subito  buoni successi credo, soprattutto per questo. Ma e’ stato un periodo che ricordo con gioia, soprattutto perché è quello in cui ho iniziato i viaggi all’estero e che mi ha permesso penso, di iniziare a “crescere”.

4) Come mai si appassionò al kung fu….e importò  dalla Francia in Italia, il Lung  Chuang Pai?

Il Maestro Jean Paul Ardissone era molto giovane, 28 anni (anche se con molta esperienza) per cui credo  che mi sentissi molto in sintonia ed empatia  con lui. Mi fece comprendere che il karate Shotokan (con posizioni statiche e numerosi blocchi di kimè) non si armonizzava bene con la nuova disciplina che stavamo studiano (il karate Contact) ma anzi, forse ci inibiva la continuità di azione. Il kung fu al contrario, mi avrebbe dato maggiore flessibilità ed armonia di movimenti, tali da consentire e certamente non inibire, la pratica agonistica del Karate Contact.

Il Lung Chuan Pai in particolare poi,aveva ed incuteva una particolare mentalità di auto-critica e di ricerca pragmatica, diretta allo scopo che si rivelò fondamentale direi… ed iniziò infatti fin da subito, a dare i suoi frutti! I risultati agonistici ci permisero quindi di porci all’attenzione della stampa specializzata che si occupò di noi con numerosi articoli tecnici sul Lung Chuan Pai.

 All’età di 20 anni avevo già una mia palestra personale (anche se ho iniziato la pratica dell’insegnamento fin dai 16 anni, nel 1971, nella palestra pisana del mio primo Maestro Franco Caselli, con un corso di bambini) e quindi cominciai istintivamente ed in maniera naturale, ad insegnare quello che stavo apprendendo. Come ho sempre continuamente fatto del resto! Inoltre con il Kung fu mi si apriva un ben più immenso mondo… per continuare a giocare a fare in guerriero.

Numerosi poi, furono i viaggi del Maestro Jean Paul Ardissone a Pisa ed i miei a Nizza naturalmente.

5) Lei (a mio personalissimo avviso) ha unito due mondi, il tradizionale e il moderno, usando tecniche e metodologie innovative per quei tempi, quando ancora neanche i praticanti di “contact”, usavano il sacco, i focus… lei fu uno dei primi, ad introdurre nei suoi allenamenti di kung fu queste cose, facendo drizzare i capelli a molti tradizionalisti… in quegli anni è stato molto criticato, anche perchè, dobbiamo ricordare ai lettori che c’era un certo “astio” fra i praticanti di karate e quelli di contact che venivano visti come traditori, per non parlare dei tradizionalisti di kung fu che odiavano tutti……ci può spiegare come veniva visto lei, in quegli anni dai suoi colleghi? Si sentiva “rinnegato”? Ci puòspiegare la politica  “perbenistica” di quegli anni?

Il discorso si fa molto articolato e rischierebbe di annoiare i lettori, dovendo precisare cosa si intende per “tradizionale” e per “moderno” ecc. ma cercheremo ugualmente di spiegare e rispondere punto per punto alla lunga e articolata domanda:

  • Siamo nella seconda metà degli anni 70… credo noi fossimo all’avanguardia perchè il Maestro Jean Paul Ardissone riportava direttamente dall’America le nuove metodologie di allenamento che apprendeva direttamente attraverso le conoscenze con Guzman, Lewis, Wallace, Urquidez ecc

  • Quando ancora in Italia non li conoscevamo neanche… militavano nell’allora P.K.A. mondiale di Mike Anderson (Professional Karate Association) di cui il Maestro Jean Paul Ardissone fu  per qualche tempo, addirittura rappresentante per la Francia.  Ho sempre capito ed affermato (scherzosamente, ma non troppo…) che eravamo avanti di almeno 10 anni rispetto al gruppo e questo (l’incomprensione) era il prezzo da pagare. Nello scorrere del tempo e vicissitudini poi, non mi sembra sia cambiato molto… fortunatamente o purtroppo.

  • Il problema delle critiche è complesso ed articolato, non facile  da far comprendere, ma diciamo che eravamo in un periodo storico (fine anni 70) in cui per i Karateka un pugno era considerato “sporco”, solo per il fatto di avere una traiettoria circolare! In più (chi ha vissuto il periodo lo ricorderà certamente) la politica federale del karate, vide subito come propria alternativa antagonista, la nuova specialità del Karate Contact. Forse al tempo era proprio così, visto che tutti i praticanti venivano reclutati in maniera fisiologica proprio da li! Noi, che per lungo tempo rappresentammo un’eccezione con il Kung Fu,  assieme al team romano del Maestro Jhon Amstead (da cui uscirono i grandi Massimo Liberati e Mario Carella) venivamo considerati i migliori  in assoluto e Massimo lo è rimasto addirittura fino a pochi anni fa! In quegli anni venivamo descritti e visti, dai puristi delle arti marziali come blasfemi , una vergogna per le arti marziali in genere.

  • Ma questa politica “perbenistica”, come ben asserito nella domanda, va ricercata, per essere  compresa e correttamente letta, come molte delle cose che ho detto, nella società di quegli anni che stavamo vivendo appunto!

  • Nascevano le prime federazioni di karate… A.I.K., F.I.K., FE.S.I.KA e F.I.A.M. in guerra tra loro, forse  per affermare chi fosse la piu’ rappresentativa e seria… di questo o l’altro stile… si iniziava già a parlare di un eventuale riconoscimento CONI del karate. Per questo si ritenne utile riunificare le 2  maggiori sigle federali… la FIK e la FESIKA… nacque perciò la FIKEDA… poi rinacquero dalle loro ceneri  la FIK e la FESIKA,  poi ancora la FIDEKA… sembrava  non se  uscisse più fuori… (il caos delle organizzazioni…) Nell’ambiente del kung fu (dove gli stili erano tutti diversi tra loro) la faccenda era ancora più complessa ed ognuno riteneva di essere il depositario della verità assoluta… insomma il “caos” completo… che in qualche modo ricalca forse, alcuni ambienti e mentalità ancora oggi in auge! Qui la cosa credo  fosse più complessa perchè si trattava addirittura della necessità di organizzare   il caos! IMPOSSIBILE.

6) Ci parli della finale nazionale fra lei e Massimo Liberati… come si è trovato a combattere a pieno contatto venendo dal karate?

Beh… con enorme stupore mi accorsi che i miei pugni, ora foderati con una specie o sottospecie di guanti (le prime “antiche”  e famose protezioni Jhon Ree) non sortivano piu alcun effetto portati in quel modo… e dovetti cambiare molto della mia impostazione… prendendo quindi, addirittura lezioni di pugilato.

Con Massimo Liberati, Mario Carella e tutto il team romano del Maestro Jhon Amstead (kung fu di Okinawa) ci fu sempre una “dichiarata ed ostile guerra aperta” e forse non poteva non essere cosi… visto che in ogni campionato nazionale  io e Massimo, ci giocavamo continuamente il primo posto, ma questo naturalmente si verificava anche nelle altre categorie di peso…

Avevamo i team e gli atleti piu forti , Roberto Fragale contro Massimo Liberati , Mario Carella contro Alessandro Flammia, Buccioni Dario contro Vittorio Caselli, Colantuoni Massimo contro Renzo Lencioni (sono sicuro che quando Massimo leggerà queste cose farà un tuffo nei ricordi) Io avevo qualche anno in più di Massimo Liberati sia anagrafico che di pratica, poi il ragazzino romano è cresciuto ed è divenuto più esperto e migliore di me… e allora un altro mio allievo: Vinicio Gaffi, mi è succeduto nella diatriba con Massimo Liberati…  le ostilità sono così continuate e sono forse servite per migliorarci continuamente entrambi.

Quella finale di cui parli tu, fu un vero scontro tra due scuole e modi di intendere il Full Contact, lo vinse Massimo di un soffio, ma giustamente! Mi ricordo che al tempo,  le nostre rivalità erano al limite della correttezza (e le regole erano molto più elastiche, approssimative e meno tutelanti l’integrità fisica di adesso…).

Ho avuto modo poi di chiarirmi con Massimo e sono felice che con la maturità intellettiva di entrambi, siamo divenuti ormai, ottimi e stimati amici.

7) Beh… a cosa porta secondo lei la rivalità fra scuole… lei che l’ha vissuta in prima persona…c’è ne può parlare meglio?

Dipende da che cosa si intende con il termine rivalità, che in sé e per sé, può non dire niente e tutto. Dipende dai comportamenti che ci fa tenere e mantenere, può essere positiva o negativa, la sua corretta connotazione varia in base all’uso che se ne fa, ed anche qui il confine non è chiaro e netto!

Anche  i termini agonismo e antagonismo possono sembrare la stessa cosa, ma  credo che l’agonismo si basi sul cercare di fare meglio dell’altro, trovando piacere sia in quello che facciamo e raggiungiamo noi,che in quello che riesce a fare l’altro.

Nell’antagonismo,  credo che il piacere stia solo nel fare meglio dell’altro, nel constatare che l’altro faccia peggio di noi… gioendo anche e soprattutto dell’insuccesso dell’altro, se non addirittura cercare di provocarlo, o ricercare il successo sull’altro con qualsiasi mezzo, anche al limite dell’illecito sportivo o della  correttezza etica e personale.

Conosco alcuni di questi metodi perché a volte la giovane età e l’immaturità mi ha portato forse, a rasentarne alcuni o praticarne altri, temo. Inoltre al tempo, ricordo che eravamo stimati (o temuti…) proprio per questo. Gli articoli giornalistici  usciti sulla nostra scuola, ci facevano conoscere in tuta Italia e da piccoli provincialotti… ne eravamo fieri, senza preoccuparci troppo di che cosa dicessero. Ma devo dire che anche le critiche mosseci dai giornalisti, facevano lo stesso gioco nostro.

Prova a rileggere gli articoli e vedrai che non avevamo tutti i torti, soprattutto considerando il fatto che noi eravamo poco più che ventenni… e un articolo di 6 pagine su una rivista specializzata (come tu mi confermi) ci dava un sacco di notorietà!

Con la speranza e credenza di aver superato quella fase evolutiva, ritengo però con la maturità di oggi, che sia stata una esperienza di cui tenere conto, affinchè non si  possa più ripetere, e magari la possa così intuire e prevenire negli altri. Quindi dirò che:

  • L’agonismo tra scuole è il motore che ci porta e ci spinge a ricercare il miglioramento continuo e che con il tempo dà frutti estremamente duraturi.

  • Ritengo invece che  l’antagonismo sia distruttivo e non porti assolutamente a niente,se non ad un risultato apparentemente migliore solo a breve termine, ma al sicuro depauperamento dello sport e soprattutto del ludico divertimento nella sua pratica.

Non voglio neanche toccare l’aspetto educativo che lo sport dovrebbe portare sempre con se, perchè nella seconda accezione direi che e’ totalmente assente, se non per il suo opposto!

In altri termini: l’una porta al continuo miglioramento di tutto l’ambiente sportivo e in ultima analisi di ognuno di noi.

L’altra invece, non solo  non porta a niente di costruttivo.. ma addirittura ad un peggioramento della situazione generale e specifica di ognuno, con una confusione  tale, da non permettere neanche più di avere la capacità di individuare il reale problema che provoca tutto questo, impedendoci di migliorare.

Un vero “caos” senza via d’uscita!  Credo si sia capito cosa ne penso io quindi…  vero? Bene… credo che alcune di queste problematiche, siano quelle che non ci permettono attualmente di elevarci oltre i limiti raggiunti e fare finalmente quel salto di qualità che penso forse meriteremmo!

8) Ci stiamo avvicinando alla metà degli anni ottanta… e qualcosa in Europa e nel mondo, comincia a cambiare… scoppia in Olanda e in Francia il fascino della muay thai… in Italia viene portata dal maestro Stefano Giannesi di Pisa, che per primo si recò in Francia ad apprendere le basi di questa disciplina,in seguito Rinaldo Rinaldi, fu il primo ad andare in Olanda e portare in Italia la muay thai made in Holland denominata thai boxing… Marco De Cesaris piu avanti è stato il primo italiano a portare la muay thai made in Thailand… Ci può spiegare il suo ruolo, Maestro Fragale, in questi  anni?

Credo non sia corretto parlare ancora di Muay Thai, ci provò Roger Pachi negli anni 70 e non ottenne niente, ancora nessuno sapeva che cosa fosse la Muay Thai, si parlava solo di Thai Boxing olandese, la Francia doveva ancora farsi conoscere con il buon Patrik Brizon e Stefano Giannessi (mio compagno pisano di avventura per molti anni nell’esperienza del karate, del kung fu Lung Chuan Pai e del Karate Contact… si recò proprio a Clermont Ferran e Riom, in Francia, nella scuola di Patrik Brizon per apprendere quella disciplina sportiva.

Assieme aprimmo la palestra che adesso io ancora dirigo e proprio nel corso di uno stage con Didier Le Borgne (Patrik Brizon era purtroppo morto da pochi mesi) a Pisa da noi organizzato nella nostra palestra, facemmo la conoscenza di Rinaldo Rinaldi e questo con Didier Le Borgne, cominciando da lì la sua frequentazione con la scuola  francese.

Intanto con Stefano a Pisa organizzammo molti gala di Thai Boxing al Palasport pisano, in quello del C.U.S. e  addirittura al Teatro Tenda, con atleti della nostra società e compagini francesi di Le Borgne (persino Didier ha calcato il ring pisano da atleta!).

Uscirono in quegli anni atleti come Tano Venturini, Franco Lai e Adriano Mazzini. Avevamo formato una organizzazione la P.C.A. che iniziò a funzionare come una vera e propria federazione.

Avevamo anche  una nostra completa squadra nazionale  di atleti che usavamo per contrapporla a delegazioni straniere e per andare a combattere all’estero. Ma i francesi erano per noi già troppo forti.

Anche in questa occasione riuscimmo ad avere l’attenzione della stampa specializzata e cominciammo a diffondere la thai boxing… o meglio, la notizia che esisteva anch’essa!

Ma i costi erano troppo alti e noi sicuramente troppo giovani, quindi la  chiudemmo per riconfluire in F.I.A.M. (ora FIKEDA e prossima F.I.K.b).
Iniziammo allora nei primi anni “80” a recarci in Thailandia per conoscere i loro metodi di allenamento ed allargare le nostre conoscenze specifiche.

Anche in questa occasione riuscimmo a pubblicare alcuni articoli, ma le riviste del settore non ci concessero maggiori spazi… sicuramente ritenevano credo, che  i tempi non fossero ancora maturi.

Rinaldo Rinaldi poi andò ripetutamente in Olanda ed ottenne il riconoscimento e direzione della W.K.A. Italia mi sembra (qualcuno disse, anticipando o imponendosi su Italo Scrocchia di Foggia… ma io non saprei dire) ma non fece mai grande scalpore con la Thai Boxing purtroppo (il resto poi è storia di questi ultimi anni con la nascita della federcombat ) e la Thai Boxing sembrava non dover decollare in Italia.

Ma io e Stefano avevamo ben compreso che questo era dovuto solo  al fatto che i tempi non erano ancora maturi. (ancora una volta dovemmo costatare che eravamo almeno 10 anni avanti, ma ora capisco che forse erano addirittura 20…)

Io non me ne feci un problema e continuai con la kick boxing in attesa di tempi migliori, ma  Stefano si staccò da me per proseguire da solo la sua avventura thaiboxistica (il resto è poi storia di questi ultimi anni in federcombat).

L’arrivo di Marco De Cesaris credo sia stato provvidenziale a riordinare un assetto frammentato e senza una guida di rilievo con capacità organizzative e pianificatrici nel lavoro di diffusione tecnica. (Noi così giovani, non ne eravamo stati capaci).

Da questo momento si cominciò finalmente a parlare di Muay Thai e della Thailandia…. meglio tardi che mai! Già da tempo ero arbitro internazionale di kick boxing in FIAM ed accorsi nella sua organizzazione, occupandomi di quello che meglio sapevo fare: l’arbitro! E iniziai ad occuparmi fin da subito dell’aspetto arbitrale, stilando le basi ed i fondamenti del nuovo regolamento italiano, attraverso lo studio di tutti gli altri internazionali. Marco poi, confluì in FIAM ed i nostri rapporti collaborativi si strinsero così sempre più!

9) Gli anni novanta vedono il team De Cesaris formato da Franco Lai, Sandro Buccolieri ,Franz Haller, Matteo Minonzio ecc…il livello di questo team è forte e riesce ad avere molti successi anche in campo internazionale…..può spiegarci il suo ruolo in questo team?

Si, questo team è stato molto forte, Marco infatti seppe riunire le poche, ma valide forze che al momento c’erano in Italia e la loro peculiarità vincente (o almeno quella che secondo me lo fu) era proprio la conoscenza specifica del clinch nella Muay Thai. Tutti “gli altri”  che provenivano dalla kick boxing e dalla Thai boxing ,avevano una preparazione sommaria e superficiale di questa  distanza da combattimento .

Questa intelligente strategia ci fece quindi emergere e stazionare per qualche  al centro dell’attenzione dei tailandesi, che come adesso sappiamo, amano e apprezzano oltremodo questa specialità alla corta distanza nel combattimento. Il mio ruolo era apparentemente marginale, mi occupavo solo dello studio dei regolamenti e lavoravo solo a livello arbitrale, ma credo che anche sotto questa veste, resi  il mio seppur piccolo contributo, per far ancora una volta notare ai tailandesi il fantastico team italiano di quei primi tempi.

10) E cosa è successo dopo?

Il presidente Falsoni mi offrì di costruire e coordinare per la Federazione il nuovo settore (o disciplina) della Thai/kick boxing e da questo momento in poi i rapporti con Marco si allentarono un poco.

Poi il nuovo settore cominciò pian piano a  funzionare e crescere, fino a divenire una vera e propria realtà ed rapporti fra me e Marco divennero sempre più sporadici e limitati all’arbitraggio dei soli titoli professionistici mondiali, intercontinentali ed europei che lui spesso proponeva e supportava con l’aiuto della W.A.K.O. Le nostre strade forse poi si discostarono ancora, io proteso ad occuparmi sempre piu’ dell’aspetto agonistico… e lui specializzandosi oltremodo e progressivamente in quello tradizionale e culturale della disciplina storica. Il resto è storia degli ultimi anni.

11) Perchè ad un certo punto lei ha dato una svolta alla sua vita, dedicandosi al mondo dell’arbitraggio? Perchè non ha continuato a fare il tecnico professionista,o il promoter?

Come detto prima… non ho mai rinnegato quello che ho fatto in precedenza e ad ogni svolta, brusca o dolce che sia stata… non penso di aver cambiato… ma di essermi arricchito d’esperienza e di averla soprattutto, io mi auguro… trasmessa!

Diciamo che l’arbitraggio l’ho sempre praticato, un pò per passione e un pò per necessità organizzative, specialmente nei primi tempi in cui organizzavo io stesso le prime competizioni… lo sono stato e lo sono ancora nel karate, nel kung fu, disco forms, semi contact, light contact, full contact, kick boxing, thai/kick boxing, Muay Thai e K-1. (mi ricordo che anche e persino Ennio Falsoni alle prime Italia Cup, negli anni 80, faceva l’arbitro dei suoi eventi…) 

Ma visto che non si possono fare bene tante cose, man mano che ho trovato persone capaci di svolgere le varie funzioni meglio di me, ho sempre delegato i miei incarichi volentieri,  dedicandomi quindi meglio e con maggior tempo ad altre funzioni.

Inoltre adesso, l’arbitraggio ai maggiori livelli mondiali mi dà la possibilità di tastare continuamente il livello tecnico delle migliori  scuole internazionali e dei migliori campioni professionisti e non… continuando ad imparare e comprendere, io credo moltissimo! Sono coadiuvato poi in questa mansione da altri amici ex allievi come Francesco Pellegrino, Luigi Merlini e tanti altri…

Come tecnico nei corsi di kung fu della Scuola ho Franco Piccirilli (mio leale collaboratore e fantastico amico da quasi trenta anni) ma partecipo sempre e volentieri ad ogni lezione!

Così come ho ottimi e professionali coadiuvatori nei corsi di kick boxing, (non ultimo di questi, mio figlio Federico che sembra avere particolare propensione psico-pedagogica anche nell’insegnamento…23 anni di eta’ e di pratica nell’ambiente, dal karate al  kung fu, dal semi contact al  light, full, low kick e muay thai… passando persino per le discoforms, atleta, insegnante ed arbitro… con specializzazioni nel fitness e bodybuilding ) che svolgono le loro mansioni molto meglio di me nei corsi affidatigli, ma che continuo volentieri a curare personalmente ogni volta!

Tutti ragazzi poliedrici, multifunzionali e veramente professionali ed esperti!  Come preparatore degli agonisti della Scuola, negli sport di contatto adesso ho Ubaldo Forti, che ha lavorato per decenni e con successo con Stefano Giannessi e con cui ha contribuito a formare i primi campioni: Franco Lai, Tano Venturini, Adriano Mazzini Ecc. 

Adesso è anche nella commissione tecnica della FIKEDA e nella nostra Scuola stà formando delle nuove leve che sembrano molto promettenti, ma è  il tempo che ce lo dirà!

Inoltre tre volte all’anno faccio venire degli istruttori dalla Thailandia che lavorano a stretto contatto con lui nella palestra che dirigiamo ed i risultati si cominciano a notare. Spesso sono in Thailandia sia per arbitrare che per collaborare con alcuni Boxing Camps di Pattaya, dove porto gli atleti ad allenarsi e combattere.

Sempre a Pattaya abbiamo aperto un ufficio della nuova fondazione W.A.K.O. Thailand, proprio per occuparmi meglio di queste cose ed aspetti di interscambi tecnici e culturali.  Per quanto riguarda le funzioni di promoter… dovetti fermarmi a causa  della inagibilità del Palazzetto pisano durata circa un quindicennio.

Solo ultimamente, pressato dai miei ragazzi ho dato loro una mano come consulente, per organizzare la gara di Pisa del 7 dicembre (e non mi sembra sia certo venuta male) ma è solo merito del fantastico gruppo di collaboratori che si è venuto spontaneamente a creare! (30 fantastiche persone che hanno lavorato con estrema  abnegazione per il solo gusto del conseguimento del risultato prefissoci) Sicuramente troveremo tra loro qualcuno che imparerà a farlo meglio di quanto potrei fare io, o almeno questo… è quanto mi auguro.

Assieme a tutti gli altri lo stiamo ricercando infatti e sono sicuro che prima o poi lo scopriremo, ma diciamo che non abbiamo fretta! Diciamo che stiamo vagliando le numerose candidature con un altro mio buon consigliere e collaboratore politico-strategico da sempre, Luigi Merlini.

Così come il merito di tutto quanto sono riuscito a fare e cerco di fare forse e persino credo, anche con qualche successo… è solo merito dei fantastici, fedeli, sinceri e corretti collaboratori di cui sono stato capace (questo sì… sento e credo che sia un merito mio!) di contornarmi e senza i quali, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile! Abbiamo grandi progetti in testa… e continuando così… chissà che qualcuno non riusciamo a portarlo persino a buon fine! Ma quello che ci dà gioia è lo spirito che si viene a creare nel cercarne l’attuazione!

Quindi, oserei dire che continuo a fare tutto questo… anche se per interposta persona. La mia ormai, non è più una semplice affermazione personale… ma la “nostra” (di un gruppo spontaneo) ricerca di affermazione di un “modo operandis” o “corrente di pensiero” o “metodo comportamentale” nel nostro mondo… ed è anche e soprattutto per questo, che con altri stimati e sinceri collaboratori abbiamo intrapreso l’avventura sul web con il portale: www.ilguerriero.it e con la prima rivista nel web: “il codino parlante”.

12) Lei ha mai avuto momenti bui, di sconforto, dove era sul punto di lasciare tutto e dedicarsi ad altro?

Si, la prima volta per due anni. Non lasciai proprio completamente l’attività sportiva, rimasi in palestra modificandola ed attrezzandola per il body building, per cui studiai e divenni istruttore della F.I.A.C.F. (I.F.B.B.).

Inoltre in quel periodo frequentai una scuola di masso-fisioterapista che mi risulterà poi utilissima come pre-requisito, al rientro in pista nella kickboxing. Due anni di riflessione dove sono cambiato molto, credo e spero in meglio.

In quel periodo comperai un ettaro di terreno in campagna e vi costruii una casa, un periodo magnifico che credo abbia dato l’inizio alla svolta storica della mia vita, ma solo l’inizio… il resto credo sia solo un processo evolutivo che penso e spero non sia ancora terminato.
Luigi MerliniMassimo Bucchioni

La seconda volta dopo circa un decennio e  per un periodo un po’ più lungo, ma senza interrompere l’attività… (solo allentandola e delegando persone a me molto vicine da sempre) Intensificai e mi specializzai per discipline meno impegnative come il light contact e le forme musicali, avendo così maggior tempo da dedicare a me stesso… Anche in queste discipline ottenemmo buoni risultati…

Mia sorella Marisa Fragale partecipò ai mondiali di Londra per entrambe le specialità classificandosi al 5° posto e Massimo Bucchioni agli europei e mondiali di Varna e Budapest con un terzo posto, Simone Urbani vinse 2 volte  la coppa del mondo con le discoform ed altri atleti contribuirono a lanciare questa nuova disciplina che adesso è curata dall’ottimo Remigio Ruzzante con splendidi e fantastici  risultati, prima impensabili.

Inoltre con mia sorella Marisa (da sempre praticante al mio seguito) e con gli altri ragazzi delle discoforms e del kung fu, mettemmo assieme una compagnia di spettacoli di arti marziali e continuammo a giocare a fare i guerrieri. Addirittura lei formò anche  una compagnia di spettacolo  tutta al femminile e devo dire che riscossero anche notevole successo, arrivando ad esibirsi persino “a teatro”.

Sentivo forse, che mi mancava qualcosa  e tornai a scuola! Si… a scuola! Diplomandomi come “educatore di comunità”… I voti furono ottimi, le materie interessanti ed attinenti alle mie passioni, mi iscrissi quindi addirittura all’università con un indirizzo “sociologico” e superai ottimamente persino alcuni esami… ma poi la palestra mi ha richiamato e (sono felice lo abbia fatto…) forse ho iniziato a lavorare con una mentalità nuova, diversa, con nuovi e più alti intendimenti… sentivo di essere divenuto una persona diversa… forse migliore ed i risultati credo  lo abbiano dimostrato!

In più poi forse, mi illudo di poter essere stato da esempio per mio figlio Federico che da quel momento in poi (era già alle superiori)  migliorò notevolmente e di colpo  il suo profitto scolastico… Forse anche per l’amico Forti Ubaldo… che un anno dopo decise di diplomarsi anch’egli, finendo il corso di studi elettrotecnici interrotti in gioventù ed ora iscritto alla facoltà di ingegneria… ma con scarsi risultati!

Forse anche per Bernardini Paolo (un ex allievo, amico ed istruttore in altra sede) che si e’ iscritto e diplomato con il mio stesso corso di studi e adesso in odore di iscrizione universitaria… Sicuramente non tutto il merito è stato il mio… ma mi piace pensarlo…

Insomma un bel gruppo di matti eh? Ma ci divertiamo a fare quello che ci và di fare nel momento in cui ne abbiamo desiderio! Chissà forse tra un po’ ci iscriveremo tutti all’università della terza eta’!

13) Lei che ha vissuto le tappe più importanti delle arti marziali in Italia,che futuro vede per gli sport da combattimento secondo lei,si può parlare di professionismo in Italia?

Francamente non credo di saper rispondere a questa domanda, ne ho viste tante che non mi stupirei e non mi meraviglierei  più di niente,posso solo dire che spero sinceramente, ognuno si dia “un pò una calmata” (come si dice qui a Pisa).

Ci sono molti che lo fanno come professione, se intendiamo questo sicuramente, ma se intendiamo il livello tecnico e professionale… ritengo siano pochi i veri professionisti che ho conosciuto nello svolgersi storico dei nostri sport: Franz Haller, Massimo Rizzoli, Daniele Petroni, Carlo Barbuto, Massimo Liberati, Giorgio Perreca e non me ne vogliano gli altri che la memoria non mi indica al momento!

Dal punto di vista invece degli insegnanti… credo che non sia difficile divenirlo… basterebbe solo che ognuno fosse conscio dei propri limiti e cercasse non solo di scoprirli e riconoscerli, ma anche soprattutto di superarli.

Questo naturalmente è possibile solo partendo dal presupposto di conoscere l’importanza e responsabilità che il proprio ruolo riveste nella formazione degli allievi, non solo come atleti… ma soprattutto come persone e magari forse, come futuri rimpiazzi tecnici della disciplina in questione.

Ma anche da questo punto di vista ne conosco molti che ne sono veramente degni… almeno quanto modesti. Purtroppo poi ne noto moltissimi forse, meno modesti… e di conseguenza… meno degni forse! Ritengo che la funzione maggiore che potenzialmente potesse essere svolta dai nostri sport… sia proprio quella sociale ed educativa dei giovani che formeranno la società nel suo divenire futuro.

Noto con piacere che incontro sempre piu’ spesso istruttori che la pensano come me…  credo e spero che i loro frutti si possano raccogliere tra non molto. Lo sport e’ anche e soprattutto cultura… credo non si possa prescindere da questo concetto.

14) Bene vorrei concludere porgendole un ultima domanda…..che differenza c’è secondo lei fra sport da combattimento e arti marziali?….. cosa ne pensa dei sistemi  cosiddetti di difesa personale?

Lo sport da combattimento credo sia appunto una disciplina sportiva, un qualcosa di specifico e ben delimitato, o precisamente indirizzato.

L’arte marziale invece è qualcosa di globalmente preciso e onnicomprensivo. Il termine “arte” stà a significare qualcosa di precisamente vago e variabile, oltre che estremamente soggettivo. Qualunque cosa dicessi potrebbe soggettivamente non andare bene per  qualsiasi altro…

I sistemi di difesa personale sono anch’essi un qualcosa di specificatamente delimitati e indirizzati ad un unico scopo. Vorrei fare un unico e semplice quanto importante  appunto però, io non sono d’accordo con il termine usato e persino forse abusato di: “difesa”…

Questo presupporrebbe o farebbe supporre l’esistenza di un metodo diverso di “offesa”… Io credo che il metodo sia unico! Stessi mezzi, stessi obbiettivi, stessi bersagli … non possono essere che la stessa cosa mi pare. Credo non sia il metodo, ma solo l’uso che se ne fa che li rende di offesa o di difesa!

15) Ultima domanda di rito ed abbiamo finito: progetti futuri?

 Ma continuare a giocare… naturalmente!

 La ringrazio vivamente dell’intervista concessami… è stato un onore, ma per le foto… come facciamo?

Siediti al computer che adesso ti faccio divertire, ne ho quante ne vuoi e forse più!

…Ma vedo che  il mio modo di rispondere argomentando molto, ti ha stancato un po’ ehh?

Nooo…! Tutto interessantissimo mi creda, questa intervista è un pezzo di storia dei nostri sport e discipline marziali. Di qualsiasi cosa si parli, lei ne ha vissuto in prima persona la nascita nel nostro Paese… Ma sinceramente, credo che avrei bisogno di un buon caffè!

Intervista di Salvatore Cosentino

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La Scuola Fragale, presente a Pisa da oltre 40anni; si è data l’obiettivo di diffondere e promuovere tra i giovani della città e non solo, l’educazione all’attività sportiva attraverso corsi diversificati per tipologia d’utenza.

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